Il centenario della Giornata Missionaria Mondiale è ciò che motiva sia il contenuto che lo slogan dell’appuntamento in calendario per domenica 18 ottobre 2026 ed è anche ciò che motiva il tema del Messaggio scritto da Papa Leone XIV per l’occasione, dal titolo: “Uno in Cristo, uniti nella missione”.
Nel 1926, cent’anni fa, partendo da un’esperienza del Seminario di Sassari, è nata l’idea di dedicare una domenica annuale al sostegno delle missioni. Il Dicastero ha raccolto la proposta e l’ha presentata al Papa.
Papa Pio XI, dunque, ha emanato un decreto che, a partire dall’ottobre del 1927, la penultima domenica di ottobre fosse dedicata, come Giornata Missionaria Mondiale, a sostegno delle Pontificie Opere Missionarie (POM).
In quel momento storico, infatti, l’unica possibilità di aiutare le missioni era attraverso quelle Opere missionarie, già diffuse in tutta Europa, che quattro anni prima – nel 1922 – erano state elevate allo stato di “pontificie”.
Sebbene gli istituti missionari organizzassero già localmente le loro giornate di predicazione e raccolta fondi per le proprie missioni, concordarono di convergere sull’impegno di aiuto a tutte le giovani Chiese, a tutti i missionari, con una giornata dedicata alle POM.
L’originalità delle POM
Perché parlo delle Pontificie Opere Missionarie? Perché sono uno strumento importante della Chiesa, nato come iniziativa popolare, ma voluto dal Papa come uno strumento di pastorale valido per tutta la Chiesa.
Sappiamo che la prima Opera missionaria è nata nel 1822 per iniziativa della Beata Pauline Jaricot, una giovane francese di Lione che, leggendo lettere di missionari che le arrivavano attraverso suo fratello, seminarista all’Istituto per le Missioni Estere di Parigi, si è sensibilizzata e ha creato qualcosa di estremamente nuovo rispetto alla storia precedente.
Fino a quel momento storico le opere dei missionari che partivano, prendevano la nave, andavano in giro per il mondo ad annunciare il Vangelo, erano sempre state sostenute da magnati, grandi commercianti, possidenti; addirittura, per un periodo, anche da quelli che erano chiamati i “re cattolici”.
La prima volta in cui il popolo di Dio, le comunità cristiane, sono state coinvolte nell’opera missionaria è stato proprio grazie all’idea di Pauline Jaricot.
Questa giovane ha cominciato a sensibilizzare le operaie della fabbrica tessile di suo padre, a riunirle una volta a settimana in piccoli gruppi per pregare una decina del Rosario in favore dei missionari, leggere le lettere per far conoscere il loro lavoro e portare un soldo da mettere insieme per sostenere l’opera di evangelizzazione.
Era un’opera così innovativa che si è immediatamente diffusa in tutta la Francia e anche all’estero: in Germania e altri Paesi europei, tra i quali anche l’Italia. Quando Pauline Jaricot morì, c’erano già più di duemila gruppi dell’Opera della Propagazione della Fede che contribuivano con la preghiera e con un’offerta.
Negli anni successivi la popolarità dell’Opera della Propagazione della Fede dà lo spunto per la fondazione di altre due Opere: l’Infanzia Missionaria (o Santa Infanzia) grazie all’impegno del vescovo di Nancy, monsignor Charles de Forbin-Janson, e l’Opera di San Pietro Apostolo, grazie all’iniziativa di una giovane, Jeanne Bigard, e di sua madre Stephanie.
Sono tutte Opere popolari: il miracolo di queste opere, non sono gli assegni dei magnati, è “un soldo” della gente comune. È questa popolarità, questa semplicità che colpisce anche il Papa: è la partecipazione del popolo di Dio alla missione universale della Chiesa.
Quattro Opere, un unico carisma
Le iniziative di sostegno nella preghiera e nella solidarietà, che si diffondono in maniera velocissima in tutta Europa, conducono il Papa a riconoscere che sono «una cosa significativa che vale per tutti, un’iniziativa pastorale significativa per tutta la Chiesa e per tutte le Chiese». Per questo motivo, nel 1922, esattamente 100 anni dopo l’inizio dell’Opera di Pauline, il Papa le dichiara “Pontificie”, cioè iniziative pastorali significative per tutta la Chiesa.
Nel frattempo, nel 1916 padre Paolo Manna aveva fondato l’Unione missionaria del clero (oggi Pontificia Unione Missionaria), Opera che nel 1956 il Papa riconosce come la quarta “Opera pontificia”, con lo scopo di formare gli operatori pastorali perché coinvolgano il popolo di Dio nell’azione evangelizzatrice universale della Chiesa e diffondano la vocazione e il carisma delle POM. Quattro Opere, quindi, con un unico carisma, un unico obiettivo.
Il Concilio Vaticano II riconferma il valore delle Pontificie Opere Missionarie dicendo nel decreto Ad Gentes: «A queste Opere deve essere giustamente riservato il primo posto, perché costituiscono altrettanti mezzi sia per infondere nei cattolici, fin dalla più tenera età, uno spirito veramente universale e missionario, sia per favorire una adeguata raccolta di sussidi a vantaggio di tutte le missioni e secondo le necessità di ciascuna» (AG 38).
Il principale obiettivo è, quindi, formare, sensibilizzare il popolo di Dio alla missione, educare ad uno spirito veramente universale e missionario. È questo il carisma specifico delle Pontificie Opere Missionarie: educare alla universalità.
Nel mese in cui si celebra la centesima Giornata Missionaria Mondiale abbiamo bisogno di riscoprire il valore educativo di questa Giornata per le nostre comunità cristiane, ossia mantenere vivo il senso di partecipazione alla missione della Chiesa che non è una missione particolare, è una missione universale.
In questo mese chiediamo l’impegno di tutti nel riscoprire il valore delle Pontificie Opere Missionarie che, specialmente in occasione della Giornata Missionaria Mondiale, ci aiuta ad allargare gli orizzonti.
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